C’è una puntata di Mad Men in cui Meghan Draper si lamenta con sua madre perché non riesce a fare l’attrice e sua madre le fa notare che è in buona compagnia: non tutte le bambine realizzano i propri sogni, il mondo non ha posto per così tante ballerine.
Anche io da piccola volevo fare la ballerina; che non potessi riuscirci l’ho capito a sette anni e da lì ho iniziato a dire che volevo fare Lilli Gruber. Dubito ci sia spazio per molte Lilli Gruber, ma non è questo il punto.
Il fatto è che da mesi questa storia del realizzare i sogni mi sta togliendo il sonno; e le energie per fare quel che normalmente mi fa star bene. Provo a scrivere e ho la crisi da foglio bianco. Provo a leggere e mi distraggo alla terza riga. Provo a concentrarmi e mi vengono in mente le cose più assurde. A volte mi chiedo semplicemente dove Maria Stella Gelmini acquisti i suoi blazer, e se sia morale aspirare all’estetica di una ministra di destra. Nei casi più gravi, però, mi faccio annebbiare la mente da una spirale di angoscianti domande esistenziali.
Sta andando tutto secondo i piani – e allora perché ho così paura? Per una volta nella vita non volevo scappare – perché me ne devo andare proprio adesso? Quando arriva il futuro? Perché sono stanca di questi giorni tutti uguali ma ho così poca voglia di iniziare cose nuove? Mi sono stancata di cambiare?
Prima adoravo ricominciare tutto, ora ho il terrore di continuare a sentirmi per sempre così – incompleta – perennemente in divenire. Calvino sosteneva che fosse una cosa bella, perché ti senti incompleto ma sei solo giovane. Sono solo giovane? O sto usando la gioventù come alibi? Che vuol dire realizzare i sogni? Ha senso che i sogni si evolvano? Quanto è lecito scendere a compromessi? Siamo condannati a volere cose che non possiamo ottenere, e a spostare l’asticella perennemente più in alto?
Non so da dove sia partita, ma so che all’improvviso mi sono ritrovata con un cervello in corto circuito, bloccato tra l’apatia pandemica e una montagna di sensi di colpa.
Ho messo in discussione cose che non mai avrei messo in discussione, perché non capivo come potessi sentirmi tanto felice e tanto smarrita. Dovrei essere soddisfatta dei traguardi che ho raggiunto e invece me ne sto qui, paralizzata: mi sembra di stare in un limbo in cui tutto è sospeso, in cui potrei fare cose che non riesco a fare. Non capisco se non posso farle davvero, o se uso una pandemia come scusa per assolvermi. Quindi mi spavento, cerco di crearmi una routine di piccoli gesti rassicuranti, come se fossi Desmond nel bunker. Mi spaventano tutte le cose nuove. Mi manca essere come ero fino a pochi mesi fa.
Vorrei darmi più attenzioni e invece mi trascuro, con la stessa leggera crudeltà con cui trascuro le piante che mi ha regalato mia mamma. Qualche giorno fa, però, quelle piante che per mesi ho dimenticato di innaffiare hanno creato delle foglie. Blue le tira fuori dai vasi e quelle tirano fuori altre radici: e io le fisso – e le invidio – perché per me creare le radici è la cosa più difficile dell’universo.
Una volta a un colloquio attitudinale mi chiesero di disegnare un albero e io lo feci pieno di rami e senza neanche una radice. Magari, alla fine, il punto è proprio quello: ho paura di cambiare ancora perché ho paura di non radicarmi mai. Ma radicarmi definitivamente mi terrorizza ancora.
Ieri sera ho aperto uno di quei siti da cui puoi mandare le e-mail nel futuro e mi sono scritta un messaggio che arriverà il 21 giugno 2025, giorno del mio trentacinquesimo compleanno. Spero sarò uscita dal bunker pandemico che sto cominciando ad arredare. Spero potrò rendermi conto che il mio cervello, in assenza di acqua, ha sviluppato strategie di sopravvivenza che gli hanno consentito di riprendere a germogliare. E spero che avrò, se non delle radici, almeno i nomi dei negozi in cui fa shopping la Gelmini.
Post Scriptum – Per colpa del corto circuito di cui sopra ho abbandonato il mio progetto di avere una newsletter MA sto tentando di venirne fuori e riprendere da questa settimana. Se non lo avete ancora fatto, potete iscrivervi qui e beccarvi la prima e-mail senza inutili attese.
Post Post Scriptum – Che succede? Dov’è Blue?
Ci tiene molto a rassicurare i suoi fan: è più che viva e lotta insieme a noi. Con l’entusiasmo che la contraddistingue non vede l’ora di rituffarsi tra i temi più scottanti dell’attualità. Per ringraziarvi di aver letto il pistolotto, intanto, ho creato un’esclusiva foto-gallery in cui potrete ammirarla in tutto il suo splendore. Perché il PD non l’ha ancora scelta come mascotte, vi chiederete voi. Che devo dirvi, se alla gente piace perdere… (Daje Enrì! Ripiamose una comunicazione decente!!!).
Guarda che anche disegnare troppe radici a un albero ha le sue conseguenze. Lasciali perdere.