Ma nun sann’ ‘a verità

Ogni mattina, a Roma, incontro – forse dovrei dire “mi scontro con ” – decine di turisti stranieri che affollano la metro A. Si lamentano. Perché siamo stipati come sardine; perché gli autobus non passano. Perché c’è uno che allunga le mani. Perché li hanno fregati al ristorante.

“Bella eh…”, li senti dire. “Ma come fate a vivere così tutti i giorni”, mi ha chiesto una ragazza di Barcellona; e un ragazzo di Parigi. E due signori di Norimberga. E dei vecchietti giapponesi. Quando i ragazzini senza casco sfrecciano sui motorini portandosi dietro la nonna, o il fratellino -sempre senza casco- pensi che forse, il tedesco lì davanti potrebbe avere un mancamento.

E invece sono lì – i turisti – su un trenino buffo, a fare video di un tizio affacciato al balcone che canta per loro “tu vuoi fa l’americano”. Lo intravedi, lassù, tra bottiglie di limoncello e pacchi di taralli, mentre la folla si muove e i motorini – senza casco – ti superano strombazzando. Per me Napoli ha sempre avuto una specie di magia.

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Das Universum liebt dich und hilft dir

L’estate, a Berlino, comincia a finire.

Ieri ho guardato il cielo alle 9, ed era già buio. Da bambini, in estate, dormivamo da mia nonna, io, Francesco e Martina, su un materasso steso per terra. Facevamo colazione con le tazze bianche a fiori gialli e rossi. Guardavamo Pollon, e poi giocavamo coi pupazzi. Ai tempi volevo fare la regista, e inventavo “recite” e li obbligavo a provare. Avevamo un giornalino, a fumetti, e io avrei voluto farne uscire un numero per ogni volta che ci vedevamo, e invece ne uscì uno solo, in totale.

Da bambini giocavamo sul letto a casa dell’altra mia nonna, e poi arrivava Rafelina, la signora che faceva le pulizie, che ci cacciava via ripetendo frasi in napoletano. In questi giorni penso ossessivamente alla mia infanzia, e alle cose che non saranno più come erano allora.

In questi giorni ho problemi a parlare con altre persone, ma scrivo tantissimo, e scrivo anche cose per questo blog. Mi sono ricordata del giorno in cui decisi di aprirlo, appena sveglia, dopo aver camminato sotto la pioggia. La scorsa estate era strana, ma questa lo è ancora di più.

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