L’estate, a Berlino, comincia a finire.
Ieri ho guardato il cielo alle 9, ed era già buio. Da bambini, in estate, dormivamo da mia nonna, io, Francesco e Martina, su un materasso steso per terra. Facevamo colazione con le tazze bianche a fiori gialli e rossi. Guardavamo Pollon, e poi giocavamo coi pupazzi. Ai tempi volevo fare la regista, e inventavo “recite” e li obbligavo a provare. Avevamo un giornalino, a fumetti, e io avrei voluto farne uscire un numero per ogni volta che ci vedevamo, e invece ne uscì uno solo, in totale.
Da bambini giocavamo sul letto a casa dell’altra mia nonna, e poi arrivava Rafelina, la signora che faceva le pulizie, che ci cacciava via ripetendo frasi in napoletano. In questi giorni penso ossessivamente alla mia infanzia, e alle cose che non saranno più come erano allora.
In questi giorni ho problemi a parlare con altre persone, ma scrivo tantissimo, e scrivo anche cose per questo blog. Mi sono ricordata del giorno in cui decisi di aprirlo, appena sveglia, dopo aver camminato sotto la pioggia. La scorsa estate era strana, ma questa lo è ancora di più.