Alcune giornate sono semplicemente bellissime; si beve sangria nei parchi, si balla per strada, si cammina tanto, si riscoprono persone. In alcune serate sembra perfettamente logico perdere l’ultimo tram per andare a vedere da vicino la Fernsehturm, e aspettare che avvenga chi sa che cosa mentre sei ferma da sola sotto la pioggia.
Alcune volte ti svegli dopo una giornata perfetta e ti accorgi che il cielo è grigio, che fuori diluvia, che hai dormito poco e male, e che vorresti fare qualcosa di grandioso ma non riesci neanche a giocare col gatto. In quei giorni il mio cervello va in corto circuito, si fa prendere dall’ansia e inizia a snocciolare profondi quesiti che lo atterriscono.
Mi chiede dove sarò tra due mesi. Cosa farò a settembre. Cosa dovrei fare ora e cosa a settembre. Perché a tutte le domande che mi fanno rispondo non lo so. Perché non so mai niente.
Perché incontro sempre sugli autobus notturni persone con le buste del Lidl da cui sbucano dei porri. Perché se una ragazza francese abbina vestiti e colori a caso, sembra una fanciulla dall’eleganza distratta che spruzza francesità da tutti i pori. Perché se abbino vestiti e colori a caso, sembro una concorrente di Bauer sucht Frau, o Agnese Renzi che va a comprare le mele al mercato di Pontassieve.