Cambiamenti

Cambiamenti  è il titolo di un capitolo di Piccole Donne. Da bambina ho letto Piccole Donne un miliardo di volte; ancora oggi, quando ho bisogno di certezze, rileggo Piccole Donne. Se volessi essere davvero sincera vi racconterei che ho passato anni della mia via a sentirmi Jo, e che una parte nascosta del mio subconscio continua a fare cose nel tentativo di emularla. Quindi, se domani dovesse saltare fuori un vecchio accademico tedesco con la passione per la letteratura, sarei costretta a fare un grande lavoro sulla mia psiche, per ricordarle che mai e poi mai vorrei finire ad allevare marmocchi in un collegio.

Il mio piano A, infatti,  consiste nel diventare Lilli Gruber, andare a fare l’inviata sotto le bombe, inventarmi una posizione per leggere le notizie sul gobbo, invecchiare, imborghesirmi e piazzarmi con Cacciari in un salotto in cui demolisco gli esponenti della Lega e gli amici di Scanzi che la par condicio mi impone di invitare. Gli zigomi restano i miei, però. Ve lo prometto.

Questa storia di Lilli Gruber l’avevo raccontata con le stesse parole qualche mese fa, in un post che è rimasto per sempre tra le bozze. In quel post spiegavo anche che se i miei piani andassero in malora,  mi vedrei bene a fare disegnini per la sigla di Ballarò, a scrivere sceneggiature per le storie di Rubicchio nella metropolitana di Roma, a scovare gossip per la BVG Fenster. O a proclamarmi ideologa del movimento 5 stelle da un blog in cui sparo assurdità, per osservare le reazioni della gente e scriverne un saggio.

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