Nel corso della mia vita ho sempre contato su un mazzetto di cinque o sei verità inossidabili: credevo nell’infallibilità della sessuologa di Cioé, sapevo che Woody Allen avrebbe fatto un film all’anno, ero convinta che prima o poi regina Betty avrebbe abdicato. Purtroppo, negli ultimi tempi, il mondo ha deciso che le cose stabili sono noiose e anni Novanta e che tutto può essere stravolto, a partire dai connotati e dall’orientamento sessuale di Ridge Forrester.
Ora che i papi hanno iniziato a dimettersi, ora che Peppe ci parla di direttorio, ora che a New York si fuma sigaro cubano, non resta che una e una sola certezza: le dinamiche del Natale nel segreto del cerchio familiare. Ancor prima di salire in macchina e cominciare la routine delle abbuffate sono già pronta a lanciare una serie di previsioni sul modo in cui si svolgeranno queste giornate, sicura che mai potrò essere smentita.
L’unica novità, purtroppo, sarà l’assenza di mio nonno: dovrò prepararmi a dire addio alle filippiche contro la sorella cui faceva causa periodicamente, rinunciando a scambiare sguardi d’intesa con mio fratello per ricordarci che un giorno “manterremmo tutti gli avvocati del circondario, scannandoci con foga per il possesso di un muro”. A fare le sue veci, ci sarà per la prima volta la badante rumena di mia nonna, felicissima di essere in Italia perché “è la patria di Albano e Romina”. Stravede per me perché ho vissuto in Germania, riempie i barattoli di sottaceti improbabili e guarda le repliche di Carabinieri sul canale quattrocentoqualcosa del digitale terrestre. Spero si ubriachi e cominci a inneggiare al ritorno di un regime comunista.