Rassegna stampa #6

Cari amici vicini e lontani, finalmente è bluevedì! Siamo reduci da una di quelle strane settimane in cui la stampa italiana, in blocco, ha deciso di occuparsi solo di cose noiose. Blue disapprova con fierezza tutti i paginoni sulle statistiche, le mascherine, sullo stato di polizia, sui pranzi di Natale che rischiano di saltare. 

Avevamo davvero bisogno di quarantasette articoli diversi per capire che agli amanti degli assembramenti, ormai, non restano che i mezzi pubblici, le fabbriche e le manifestazioni dei gilet arancioni? L’ Atac si vuole tenere i buchi nel bilancio, o qualcuno ha finalmente pensato di dotare un vagone della metro A di porte da calcetto e istituire un biglietto partita da 15 euro?

Perché abbiamo smesso di intervistare Toninelli e di pubblicare le lettere di Mattia Santori al PD? Possibile che per far intervenire Blue dobbiamo affidarci a Il Tempo e ai suoi esclusivi scoop internazionali?

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Rassegna stampa #3

(Torneremo mai a una programmazione normale? Credo di sì, ma per ora Blue mi ha convinta di avere più cose da dire di me).

Buon martedì amici! Sì, lo so, noi usciamo il lunedì, ma questa settimana era essenziale  rispettare  il silenzio elettorale   attendere il commento dei giornaloni (semicit) a queste sfavillanti operazioni di voto.

Non ce ne siamo pentite. Dopo mesi di prime pagine sui virus ci svegliamo finalmente in un paese rinnovato, che torna a parlare dei temi che contano: abbiamo vinto? Abbiamo perso? Abbiamo pareggiato? Che fine farà la giunta di Chiara Appendino?

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Rassegna stampa #1

“Anche io voglio una newsletter” mi dico spesso, quando dimentico di impostare il telefono in modalità aerea e vengo svegliata alle 4:35 dal notiziario in 15 capitoli di Franco Abruzzo (Franco tvb).

Poi vado in bagno, fisso l’ennesimo siero antirughe abbandonato dopo soli tre utilizzi, e mi ricordo all’improvviso di non essere costante.

Ho pensato, però, che i miei lettori (risate registrate) meriterebbero un appuntamento fisso da aspettare ogni settimana; non essendo in grado di garantirlo, ho scelto di affidare alla mia gatta Blue il compito di gestire questo spazio. Ogni lunedì (su per giù, con molta calma) sarà lei a commentare le notizie più importanti dei sette giorni precedenti.

Vi prego di incoraggiarla, ma non troppo, o si nasconderà per ore sotto un mobile e non ci saranno bocconcini alla trota in grado di stanarla. Che la festa cominci.

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È settembre è settembre si può fare di piùùù

A 12/13 anni cantavo da solista so this is Christmas, and what have you done? Another year’s over, and a new one just begun. Era la recita della befana, nella sede degli scout, e Stefano suonava la chitarra. La gente cresce, assilla gli amici per mesi prima di decidere cosa fare a Capodanno; poi va a una mega festa, si annoia, beve per dimenticare, Brigitte Bardot Bardot, si addormenta e annota in hangover promesse deliranti che tempo febbraio avrà già dimenticato.

Io non mi rassegno al passare del tempo, e continuo a considerare settembre come punto di inizio del mio anno solare. Mi vergogno a comprare il Sole 24 ore anche ora che i finti intellettuali d’Italia hanno gettato la maschera, e in mancanza dell’Unità si lanciano direttamente sulla Gazzetta dello Sport. Cerco pubblicazioni che mi facciano sentire il più lontana possibile dalla casta dei capitalisti e dalle vecchiette romane che acquistano Il mio papa. Sono la gioia degli edicolanti di ogni dove.

Mia nonna, alla mia età, aveva già due figlie, io fermo i netturbini implorando “la prego non getti via così quella copia indifesa di Le Figaro” “Ma è di ieri” “Ma non importa”. Zio Paperone sarebbe fiero di me.

E quindi è settembre, inizia la vita, e invece del diario col gatto mi trovo a scegliere la lista delle cose da cominciare ad ottobre. Perché a ottobre, ragazzi, si cambia, ma io all’alba del 18 settembre non so ancora niente, perché pianificare ci fa schifo, siamo gente strong, che è proletaria, e improvvisiamo.

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