Cambiamenti

Cambiamenti  è il titolo di un capitolo di Piccole Donne. Da bambina ho letto Piccole Donne un miliardo di volte; ancora oggi, quando ho bisogno di certezze, rileggo Piccole Donne. Se volessi essere davvero sincera vi racconterei che ho passato anni della mia via a sentirmi Jo, e che una parte nascosta del mio subconscio continua a fare cose nel tentativo di emularla. Quindi, se domani dovesse saltare fuori un vecchio accademico tedesco con la passione per la letteratura, sarei costretta a fare un grande lavoro sulla mia psiche, per ricordarle che mai e poi mai vorrei finire ad allevare marmocchi in un collegio.

Il mio piano A, infatti,  consiste nel diventare Lilli Gruber, andare a fare l’inviata sotto le bombe, inventarmi una posizione per leggere le notizie sul gobbo, invecchiare, imborghesirmi e piazzarmi con Cacciari in un salotto in cui demolisco gli esponenti della Lega e gli amici di Scanzi che la par condicio mi impone di invitare. Gli zigomi restano i miei, però. Ve lo prometto.

Questa storia di Lilli Gruber l’avevo raccontata con le stesse parole qualche mese fa, in un post che è rimasto per sempre tra le bozze. In quel post spiegavo anche che se i miei piani andassero in malora,  mi vedrei bene a fare disegnini per la sigla di Ballarò, a scrivere sceneggiature per le storie di Rubicchio nella metropolitana di Roma, a scovare gossip per la BVG Fenster. O a proclamarmi ideologa del movimento 5 stelle da un blog in cui sparo assurdità, per osservare le reazioni della gente e scriverne un saggio.

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Fiumi, tetti, cittadelle

Poco fa ho pensato che volevo comprare un blazer, e che dovevo andare da H&M per comprare un blazer. Poco fa, però, ho perso il tram per un soffio, e ho pensato, non so perché, che volevo andare in Belgio.

Di me che ero in Belgio non sa niente nessuno. Racconto sempre a tutti di quando vivevo lì; racconto sempre a tutti che non mi piaceva. Però non so, è una cosa strana, perché lì, fisicamente, non è venuto a trovarmi nessuno che facesse parte della mia quotidianità o della mia vecchia vita. E lì, una volta partita, non sono mai tornata. Non sono mai tornata come ero prima.

Non so perché, ma certe volte ho come l’impressione di avere nostalgia di quel posto che ho odiato. Certe volte vorrei tornarci, anche solo per poter dire che ci sono stata davvero, che ha fatto parte del mio vissuto e non è stata una parentesi nel nulla che ha mandato in frantumi quello che c’era prima e dato un’impronta terribile a quello che c’era dopo. La Simona che era lì non esiste più e forse non l’ha conosciuta nessuno. Questa cosa mi fa paura.

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