Cose che impari quando organizzi un matrimonio

Qualche settimana fa una ragazza che vive nel condominio in cui sono cresciuta, e in cui abitano ancora i miei, si è sposata. Un paio di sere prima del matrimonio il suo oramai marito le ha organizzato una serenata. Mentre tutto il vicinato cantava discutibili canzoni di Eros Ramazzotti, ho capito che quando dici al mondo che ti sposi succedono cose davvero bellissime. 

Può accadere che le tue amiche ti portino a Berlino dopo aver spergiurato per mesi che sareste andate a Scalea. Persone che non senti da una vita ti mandano messaggi carini (questo dipende in gran parte da mia madre, che non perde occasione di dare la notizia a chiunque incontri per strada). I tuoi colleghi ti organizzano gli aperitivi a sorpresa. C’è gente che fa piccoli regali inaspettati, c’è chi affronta viaggi chilometrici solo per poterti stare accanto.

Avverti, in generale, una certa partecipazione popolare al tutto: non  mi era mai accaduto, finora, di sentire “la società” intorno a me prepararsi così tanto a un evento che mi riguarda. Mi sembra di essere circondata d’amore a ogni livello.

Proprio ieri, mentre sistemavo i miei 4000 chili di vestiti (ho regalato qualcosa come nove sacchi neri di abiti negli ultimi due mesi, ma ho ancora 4000 chili di vestiti e nessuna idea su cosa indossare al mattino) nella mia casetta nuova, ho realizzato quanto mi senta perfettamente felice. Il pensiero di tutto quello che accadrà tra qualche giorno mi proietta in un’atmosfera magica.

Sposarsi è bellissimo. Organizzare un matrimonio, però, è un incubo in piena regola. 

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Die schönsten Weihnachtsmärkte der Welt?

Qualche anno fa, per sbaglio, mi iscrissi  alla mailing list dell’Ente Germanico del Turismo. Era un pomeriggio di dicembre, nell’anno nero del calendario accademico a 320 trimestri, e per tirarci su il morale, Irene ci invitò a partecipare al fantastico concorso “vinci 3 biglietti per i mercatini di Natale più pelli di tutta Cermania“. Ovviamente non vincemmo un bel nulla, ma da quel giorno i “visit paesino di venti anime in mezzo al nulla” sono diventati più frequenti dei “firma la petizione per salvare le balene/ i gattini / il muro di Berlino/ i bambini ammalati di robe che farebbero saltare dalla sedia dottor House”.

Anche in questi giorni, quindi, mi trovo sommersa di classifiche sulle bancarelle davvero imperdibili, sui luoghi invasi da Lebkuchenduft, sugli artigiani che creano decorazioni che apparentemente sembrano piene di  erba cipollina, ma che a quanto pare sono fatte di rami di abete. Riconosco che nell’immaginario di certa gente, parole del genere possano scatenare una gioia pari a quella degli amministratori di Informazione Libera di fronte all’ennesimo link sul gruppo Rothschild che pilota le nostre scelte al ristorante.

La mia persona, però, riserva ai mercatini lo stesso odio che il perugino medio prova per Eurochocolate: da quando sono sbarcata a Bolzano, infatti, l’infausto fenomeno si è palesato in tutti i laghi e in tutti i luoghi, trasformando la mia diffidenza nei confronti del Natale in una sincera paura ansiogena.

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