Pollice nero – Un post terapeutico

When I was just a little girl, I asked my mother “What will I be?Will I be pretty? Will I be rich?” Here’s what she said to me: “Oddio, c’è un piccione che sta mangiando le foglie della salvia!!”

Fin da quando ero bambina, ho sempre dovuto dividere l’amore di mia madre con mio fratello e con le piante. A casa abbiamo due balconi, che non sono neanche troppo grandi. Probabilmente, un giorno crolleranno. Perché su quei terrazzini trovano posto almeno quaranta di vasi. E c’è un rametto di ulivo che è diventato un alberello. E io sono allergica agli ulivi, tra l’altro.

In principio furono i gerani e le piante aromatiche. Erano lì fuori e in fondo lo ammetto, non facevano male a nessuno. Quando andavamo in vacanza mia madre iniziava a schiavizzare vicini perché potessero annaffiarle le sue creature. Poi andava avanti a lamentarsi per mesi perché secondo lei “il lavoro non era stato svolto al meglio”. Un anno mio padre inventò un sistema di irrigazione che quasi ci spedì in galera, ancorando una bottiglia piena d’acqua con un mini forellino ad ogni pianta, a testa in giù nel terreno. Poche gocce al giorno per due settimane. Un po’ di vento e un po’ di sfiga e magari cade tutto di sotto , in testa ad un passante. Non successe nulla, ma sarebbe stato divertente.

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Orchidee

Da bambina mi ruppi una gamba correndo fuori da una sala di danza; ero rimasta immobile per un mese, e in quel mese pensavo a cose tristi e all’eternità. Poco prima di cadere ero stata a San Paolo fuori le Mura e mi ero sentita soffocare da una bellezza troppo grande che si burlava di me, piccolo esserino senza significato. Mentre ero immobilizzata pensavo a quella chiesa piena d’oro, con i ritratti dei papi alle pareti, e sognavo di camminare lungo la navata, cadere e rompermi una gamba.

Siccome non potevo muovermi, veniva a farmi compagnia la mia vicina di casa. Era una vecchietta che ora è morta, che conosceva le storie di tutti e parlava sempre; quando andavamo in vacanza, innaffiava le piante di mia madre e a volte mia madre si lamentava perché le faceva morire. Mi raccontava che bisogna imparare a curare i fiori, e che una donna che non sa curare fiori non sa tenersi un uomo.

Io sono capace di far morire sei gerani in una settimana, e temo questa frase descriva pienamente la mia vita sentimentale.

Non prendo mai piante di alcun tipo, perché ho il terrore di farle morire. Perché so che moriranno, che mi sentirò in colpa e non potrò farci nulla.

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