Ma nun sann’ ‘a verità

Ogni mattina, a Roma, incontro – forse dovrei dire “mi scontro con ” – decine di turisti stranieri che affollano la metro A. Si lamentano. Perché siamo stipati come sardine; perché gli autobus non passano. Perché c’è uno che allunga le mani. Perché li hanno fregati al ristorante.

“Bella eh…”, li senti dire. “Ma come fate a vivere così tutti i giorni”, mi ha chiesto una ragazza di Barcellona; e un ragazzo di Parigi. E due signori di Norimberga. E dei vecchietti giapponesi. Quando i ragazzini senza casco sfrecciano sui motorini portandosi dietro la nonna, o il fratellino -sempre senza casco- pensi che forse, il tedesco lì davanti potrebbe avere un mancamento.

E invece sono lì – i turisti – su un trenino buffo, a fare video di un tizio affacciato al balcone che canta per loro “tu vuoi fa l’americano”. Lo intravedi, lassù, tra bottiglie di limoncello e pacchi di taralli, mentre la folla si muove e i motorini – senza casco – ti superano strombazzando. Per me Napoli ha sempre avuto una specie di magia.

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Hic sunt leones

Qualche anno fa, proprio in questi giorni, si disputavano i mondiali negli stadi italiani. Mia madre era in ospedale perché dovevo nascere io e i dottori erano spesso irreperibili perché guardavano le partite. Io me li immagino troppo, i dottori dell’ospedale di Genzano che fingono di lavorare mentre tifano per tizio o caio. E mi immagino anche i padri di sfortunate bambine cui venne dato nome “Italia” in onore del grande evento; perché vi giuro, io di Italie ne ho conosciute almeno tre o quattro, nate più o meno nei miei stessi giorni. E se ci penso, smetto immediatamente di maledire i miei per avermi imposto la volgare imitazione italiana del nome francese che vorrei dare a una mia eventuale figlia sorella di Alfredo. Ma sto divagando.

Dicevamo che qualche anno fa, in questi giorni, si disputavano i mondiali negli stadi italiani: secondo wikipedia, quei mondiali li ha vinti la Germania Ovest. Non capisco bene il perché, in fondo il muro era già crollato. In fondo tanti altri siti dicono che li ha vinti la Germania e basta. Però mi fa stranissimo pensare che all’inizio della mia giovane vita si potesse nutrire ancora questo amletico dubbio; soprattutto sapendo che oggi, qualche anno dopo, sono seduta sul letto in Germania a leggere le offerte speciali per le nuove pizze create da Yellow Pizza in occasione del mondiale.

Per festeggiare insieme le vittorie teutoniche, si può ordinare una margherita con petto di pollo, cipolle, salame, formaggio greco e salsa barbeque. Volendo, a parte, si può aggiungere un po’ di burro. Ci sta bene. Lo dicono sul serio, eh! Tifare Germania deve essere un impegno totalizzante che coinvolga anche l’apparato digerente. Perché i tedeschi tifano un sacco, da tedeschi, ma tifano. L’altro giorno sono uscita da scuola e sono entrata da Rossmann a comprare lo shampoo e il commesso di Rossmann si affacciava ogni due per tre in direzione del bar di fronte per chiedere se la Germania avesse segnato.

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