Il week end elettorale, per me, ha sempre un che di magico. Sarà che più invecchio e più divento romantica, ma anche di fronte alla desolazione del panorama politico italiano, per una volta, riesco a sentirmi esaltata. Forse è il ricordo di quando ero piccina e accompagnavo i miei a votare nelle aule della De Amicis, sognando il giorno in cui avrei potuto mettere una croce accanto al nome di gente senza apparenti meriti. Forse è quel clima di attesa da sabato del villaggio, che catapulta la mia mente negli anni in cui la gente lottava per avere certi diritti; forse è qualcosa che non so spiegare ma ecco, resta il fatto che a me le elezioni piacciono. E tanto.
Guardo anche quelle degli altri Paesi. Giustifico, per una volta, l’esistenza di Livorno e arrivo a trovarla pienamente sensata. Cerco di cambiare le condizioni meteo, mando maledizioni e faccio danze rituali. Una cosa folle, ma non giudicate.
In tutto questo fermento, lo capirete anche voi, la mancanza di una televisione sembra la manna dal cielo. Se ne avessi una, infatti, mi trovereste morta di fronte all’ennesimo dibattito politico. Stanotte mi è apparso in sogno un litigio tra Mentana, Travaglio e Floris. Credo fosse un incubo. Ma smettiamo di divagare e torniamo al punto principale: non sono in Italia, ci sono le elezioni, al momento, posso votare solo tornando in Italia, tornare in Italia costa. Ha senso spendere quasi duecento euro per mettere una croce?
Continua a leggere →