Cultura generale

Durante gli ultimi mesi dell’ultimo anno di liceo, una tremenda malattia si abbatté indiscriminata su tutti i miei compagni di classe, mietendo più vittime di un’ epidemia d’ebola; all’improvviso, così dal nulla, accanto ai libri per la maturità iniziarono a spuntare le pubblicazioni di Alpha Test, i corsi pomeridiani per ripassare biologia, le leggende (?) sui famigerati raccomandati che entravano misteriosamente nella facoltà X, le crisi di panico di fronte al favoloso mondo della risposta multipla.

La febbre del test d’ingresso si diffuse rapida e isterica, coinvolgendo collateralmente anche chi sarebbe potuto restarne immune. Io che neanche pensavo di farmi annoverare tra le schiere dei medici (deludendo tutti i fanatici dell’assioma “vai così bene a scuola, farai medicina, no?!“), degli architetti (che dio ce ne scampi e liberi) o dei vari professionisti della sanità, e che mi guardavo con cura dalla possibilità di entrare in qualunque corpo armato dello Stato, me ne stavo ubbidiente ad osservare il massacro, ringraziando felice la mia buona sorte.

Sapevo di quanto fossero subdoli quei test, conoscevo le domande passate alla storia per la profondità dei temi trattati (chi ha vinto Amici di Maria De Filippi? Qual è il gusto più famoso del chiosco di grattachecche della signora X?), ma onestamente, ero convinta di aver saltato a piè pari una catastrofe cui tanti miei coetanei erano stati destinati… che ingenua! Che tenera! Che voglia di abbracciarmi!

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