Home is where… (the fastest internet is)

La cameretta di quando ero bambina aveva il soffitto cosparso di adesivi a forma di stelle fosforescenti. Suppongo  le avessero attaccate i miei e suppongo di aver pianto segretamente quando le staccarono per riverniciare i muri. Da piccola avevo tantissimi problemi di insonnia, dividevo la stanza con mio fratello e inventavo storie guardando quelle stelle che sorridevano e facevano occhiolini.

La cameretta di quando ero bambina è stata la stessa per più di quindici anni: avevamo un armadio colorato, un divano letto, una scrivania enorme e una portafinestra che dava sul balcone. Si entrava da un corridoio lunghissimo in cui i miei gatti correvano come pazzi. Il salotto era bianco e nero e per qualche strano scherzo del destino, faccio fatica a ricordare la cucina.

Ebbi una stanza tutta per me quando ero già in quinta ginnasio. Nell’anno in cui ristrutturammo casa, l’Italia vinse i mondiali e noi passammo l’estate nel paese dei miei nonni. La mia stanza di casa è piccolina e rettangolare; trabocca di cose che mi appartengono a stento. Ho i libri del periodo giovane intellettuale accanto ai libri di Harry Potter. Nella foto più recente in cui compaio, raggiungo a fatica i 18 anni. Nell’armadio conservo vestiti che non metto più. C’è un cassetto con una quarantina di racconti e bozze di libri di vario genere. C’è un ritratto di una me bambina.

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Addio, ciao ciao, auf wiedersehen, goodbye (un post rompighiaccio)

Da una settimana a questa parte racconto più volte al giorno di aver studiato a Bolzano. Un professore mi ha fatto i complimenti perché “parlo benissimo l’italiano”. Gli ho confermato che sono italiana, ha sgranato tanto d’occhi e se ne è uscito con un “lei non è altoatesina e ha vissuto in Alto Adige?”. Sarebbe Italia, comunque. Lo ricordo anche ai signori di Uni-Assist che non volevano guardare la mia Bewerbung perché non mi ero laureata fuori dalla Germania. Che poi scusate, al massimo direi che Bolzano è Austria, che c’entra la Germania? Misteri.

E insomma, questa lunghissima premessa serviva per dire che una piccola parte di me è nata spiritualmente nella capanna del nonno di Heidi, con le caprette e la neve all’orizzonte.

La verità è che non ho mai sciato, ma gli scenari montani mi fanno impazzire.

Ci pensavo durante i miei ultimi giorni a Berlino,  mentre nella mia mente rimbombavano le vocine dei sette figli del barone Von Trapp. Ora, so che dovrei vergognarmi a rivelare questo segreto, ma io da bambina ho guardato Tutti insieme appassionatamente un numero di volte che non voglio conteggiare. So tutte le canzoncine a memoria. Ho creduto per anni che Edelweiss fosse l’inno austriaco. La mia concezione massima di divertimento è vagare su un prato vestita di tende ricamate in verde.

E quindi, mentre mi preparavo ad andarmene, continuavo a immaginarmi a capo della fila di ‘sti sette disgraziati, intenta a salutare dall’alto di una scala mentre da sotto il popolo tedesco sventolava fazzoletti cantando “Good byyyyyeeee” con voce straziante.

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