La leva hockeistica del ’68

Per trent’anni  di vita ho concepito come unica forma di sport le discipline ammesse ai giochi olimpici estivi. Poi un bel giorno ho iniziato a lavorare a Bolzano e ho scoperto che al mondo c’era davvero gente appassionata agli sport invernali. Ora. Nella mia personale scala di valutazione, gli sport più affascinanti sono quelli semplici, con poche regole, con poca attrezzatura. 

Gli sport invernali, in media, di attrezzatura ne richiedono tanta. Già qui il mio cervello tirerebbe una linea: eppure col tempo ho imparato ad apprezzarli. Ho vinto le mie resistenze verso lo sci (devi scendere velocissimo, vince chi lo fa in meno tempo), verso lo slittino (come sopra, ma con la slitta),  verso il pattinaggio (è come correre), verso il pattinaggio di figura (è come ballare), verso il biathlon (fai fondo poi spari), persino verso il curling (che alla fine si pone in modo simpatico, quasi come un fenomeno di costume). 

Solo uno sport resiste – granitico – a ogni mio tentativo di apprezzamento: l’hockey sul ghiaccio. Io ci ho provato, ma troppe variabili turbano il mio equilibrio. Non è uno sport popolare, ma vogliono vendertelo come tale. Per seguirlo, serve una laurea. Per praticarlo devi avere i soldi, ma non ha il fascino di uno sport per ricchi.

Con quest’analisi potrei rischiare il posto di lavoro ma in fondo, per lavoro, dovrei mettermi contro i poteri forti. Quindi, senza paura delle lobby, procederò a esporre la mia tesi per punti.

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Rassegna stampa #6

Cari amici vicini e lontani, finalmente è bluevedì! Siamo reduci da una di quelle strane settimane in cui la stampa italiana, in blocco, ha deciso di occuparsi solo di cose noiose. Blue disapprova con fierezza tutti i paginoni sulle statistiche, le mascherine, sullo stato di polizia, sui pranzi di Natale che rischiano di saltare. 

Avevamo davvero bisogno di quarantasette articoli diversi per capire che agli amanti degli assembramenti, ormai, non restano che i mezzi pubblici, le fabbriche e le manifestazioni dei gilet arancioni? L’ Atac si vuole tenere i buchi nel bilancio, o qualcuno ha finalmente pensato di dotare un vagone della metro A di porte da calcetto e istituire un biglietto partita da 15 euro?

Perché abbiamo smesso di intervistare Toninelli e di pubblicare le lettere di Mattia Santori al PD? Possibile che per far intervenire Blue dobbiamo affidarci a Il Tempo e ai suoi esclusivi scoop internazionali?

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Rassegna stampa #5

Ben ritrovati, amici di Blue! Mentre cerco di sopravvivere al primo concorso della mia vita trovare una collocazione decente a questa rubrica facendo del sano stunting (?) per spiazzare la concorrenza (beccatevi un po’ di gergo tecnico), medito sull’opportunità di seguire il suggerimento del mio amico Leonardo e chiamare questo spazio Blue Monday.

Riuscirò a rispettare finalmente il mio antico proposito di pubblicare la nostra rassegna ogni lunedì? Come faccio a diventare una persona che mantiene i suoi impegni? Esiste una cura per la crisi da foglio bianco? A quando il lancio di un master tenuto da Andrea Scanzi per imparare a postare idiozie a raffica su argomenti a caso nove volte al giorno?

Niente, Blue ha sbadigliato e mi ha detto che vi sto annoiando. Basta convenevoli, le diamo subito la parola per ripercorrere insieme i grandi eventi di questi dieci giorni.

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Rassegna stampa #4

Ciao, fedeli lettori! Io e Blue ci siamo dimenticate che ieri era lunedì e abbiamo ricevuto persino delle lamentele (davvero, lo giuro!); ci stiamo scusando? In realtà no. Grazie alla nostra capacità di ignorare il calendario, siamo riuscite a uscire in un giorno speciale, che ci offre una scusa per fingere di averlo fatto di proposito fare una grande festa virtuale.

Buon compleanno, Silvio!! 84 di questi pomeriggi!

Sappiamo che sei triste perché hai il Covid, hai cancellato il tuo party, devi fingere di apprezzare gli auguri di Mary Star, ma nel mio piccolo provo a tirarti su di morale ricordando l’unico merito che ti ho mai attribuito nella vita: far sparire, in dieci secondi, la mia imbarazzante cotta per Travaglio.

(Guarda il video che ha posto fine all’adolescenza di Simona).

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Rassegna stampa #3

(Torneremo mai a una programmazione normale? Credo di sì, ma per ora Blue mi ha convinta di avere più cose da dire di me).

Buon martedì amici! Sì, lo so, noi usciamo il lunedì, ma questa settimana era essenziale  rispettare  il silenzio elettorale   attendere il commento dei giornaloni (semicit) a queste sfavillanti operazioni di voto.

Non ce ne siamo pentite. Dopo mesi di prime pagine sui virus ci svegliamo finalmente in un paese rinnovato, che torna a parlare dei temi che contano: abbiamo vinto? Abbiamo perso? Abbiamo pareggiato? Che fine farà la giunta di Chiara Appendino?

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Rassegna stampa #2

“Oddio è lunedì, oddio sta pubblicando!”  i miei sieri anti-rughe estasiati da questo incredibile atto di costanza

“Era solare, era vera, era pazza!” Andrea Scanzi sul mio povero gatto

“Dieci motivi per cui potremmo aspettarci che la piccola Blue tenti la fuga” il Post su questa rubrica

“Ecco perché Open non pubblicherà le foto d’archivio di Blue col pigiamino post sterilizzazione” – il sito di Mentana con lo sfondo nero

Ben ritrovati amici ascoltatori! Avete passato una bella settimana? Io non troppo, ma non ci interessa; il vero capo di questo spazio web ha trascorso sette giorni a mangiare, distruggere piante, dormire, mordicchiare un cuscinetto imbottito di erba gatta, mordicchiare i polpacci dei suoi padroni… mi pareva giusto, quindi, guastarle il buon umore discettando sui principali avvenimenti del nostro bel paese.

Che dirvi, se non miao? Ecco cosa ha colpito l’immaginario di Bluaster in questo scoppiettante inizio di settembre.

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Rassegna stampa #1

“Anche io voglio una newsletter” mi dico spesso, quando dimentico di impostare il telefono in modalità aerea e vengo svegliata alle 4:35 dal notiziario in 15 capitoli di Franco Abruzzo (Franco tvb).

Poi vado in bagno, fisso l’ennesimo siero antirughe abbandonato dopo soli tre utilizzi, e mi ricordo all’improvviso di non essere costante.

Ho pensato, però, che i miei lettori (risate registrate) meriterebbero un appuntamento fisso da aspettare ogni settimana; non essendo in grado di garantirlo, ho scelto di affidare alla mia gatta Blue il compito di gestire questo spazio. Ogni lunedì (su per giù, con molta calma) sarà lei a commentare le notizie più importanti dei sette giorni precedenti.

Vi prego di incoraggiarla, ma non troppo, o si nasconderà per ore sotto un mobile e non ci saranno bocconcini alla trota in grado di stanarla. Che la festa cominci.

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Something old, something new, something borrowed, something blue

C’è un poemetto inglese risalente non so a quando (Wikipedia si limita a definirlo traditional) che suggerisce alle spose delle cose da indossare. Qualcosa di vecchio, che simboleggia la continuità; qualcosa di nuovo, che mostri ottimismo per il futuro. Qualcosa di prestato, come se anche gli altri ti prestassero la felicità (questa non mi è del tutto chiara). Qualcosa di blu, colore che rappresenterebbe la purezza, l’amore, la fedeltà  (io sapevo che avesse a che fare con la malinconia, il blu, ho vissuto nella menzogna).

Sempre Wikipedia inglese ci informa che in occasione del suo sposalizio, Kate Middleton ha indossato come cosa vecchia un Carrickmacross lace (che sarebbe sta roba qua,), come qualcosa di nuovo degli orecchini di diamanti fatti da un gioielliere che pare sia importante e regalatele dai suoi genitori, come qualcosa di blu un nastro cucito nel vestito. Le avevano prestato una tiara di Cartier (fatta proprio con le manine del signor Louis-François Cartier) che avevano comprato alla regina madre per una qualche occasione ufficiale e regalato alla regina Elisabetta per il suo diciottesimo compleanno.

Al mio matrimonio, ovviamente, nessuno mi ha prestato tiare di diamanti, ma coi miei orecchini di perle (ho messo le perle anche se portano lacrime perché a me le perle stanno da dio e non vedo l’ora di potermi vestire come Elsa Fornero senza sembrare una bambina che ruba i vestiti alla mamma – Lilli Gruber ha detto che dobbiamo comprarci la giacca e vestirci professionali, io voglio vestirmi come Elsa Fornero al più presto amici), dicevamo, anche coi miei orecchini di perle da ragazza del popolo mi sono sentita un po’ una principessa (complice, forse, uno strascico che faceva provincia).

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