C’è un poemetto inglese risalente non so a quando (Wikipedia si limita a definirlo traditional) che suggerisce alle spose delle cose da indossare. Qualcosa di vecchio, che simboleggia la continuità; qualcosa di nuovo, che mostri ottimismo per il futuro. Qualcosa di prestato, come se anche gli altri ti prestassero la felicità (questa non mi è del tutto chiara). Qualcosa di blu, colore che rappresenterebbe la purezza, l’amore, la fedeltà (io sapevo che avesse a che fare con la malinconia, il blu, ho vissuto nella menzogna).
Sempre Wikipedia inglese ci informa che in occasione del suo sposalizio, Kate Middleton ha indossato come cosa vecchia un Carrickmacross lace (che sarebbe sta roba qua,), come qualcosa di nuovo degli orecchini di diamanti fatti da un gioielliere che pare sia importante e regalatele dai suoi genitori, come qualcosa di blu un nastro cucito nel vestito. Le avevano prestato una tiara di Cartier (fatta proprio con le manine del signor Louis-François Cartier) che avevano comprato alla regina madre per una qualche occasione ufficiale e regalato alla regina Elisabetta per il suo diciottesimo compleanno.
Al mio matrimonio, ovviamente, nessuno mi ha prestato tiare di diamanti, ma coi miei orecchini di perle (ho messo le perle anche se portano lacrime perché a me le perle stanno da dio e non vedo l’ora di potermi vestire come Elsa Fornero senza sembrare una bambina che ruba i vestiti alla mamma – Lilli Gruber ha detto che dobbiamo comprarci la giacca e vestirci professionali, io voglio vestirmi come Elsa Fornero al più presto amici), dicevamo, anche coi miei orecchini di perle da ragazza del popolo mi sono sentita un po’ una principessa (complice, forse, uno strascico che faceva provincia).