Comme il pleut sur la ville

Dovevamo iscriverci all’esame di tedesco ma non ce lo diceva nessuno. Così passò la data di scadenza e in segreteria si rifiutarono di fare eccezioni. Quella sera, me lo ricordo, scrissi uno status deprimente su Facebook, per lagnarmi della mia condizione di infelice. Cristina pubblicò sul suo profilo cinque versi da “La pioggia nel pineto“. Amavo il dramma più delle cose belle.

Al liceo, quarto anno, mi iscrissi ad un corso sulla poesia del Novecento. Lo teneva un intellettuale locale di quelli che scrivono mille libri tutti uguali, libri su gente che ha vissuto in quei posti che le insegnanti di quei posti ti obbligano a leggere durante le vacanze. Avevamo avuto il compito di greco e io correvo verso la biblioteca ed ero in ritardo. Stringevo il Rocci sotto il piumino, per non farlo bagnare, e arrivai che i miei capelli gocciolavano mentre cercavo un posto dove mettere l’ombrello.

Leggevano D’annunzio, che non mi è mai piaciuto, ma che in quel pomeriggio di pioggia mi sembrava un genio, uno di cui sentire nostalgia, nostalgia di tempi che non avevo vissuto.

su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,

Io, Gabrié, ci avrei messo una virgola dopo schiude. Perché mi piace così. Ma chi sono io per dirti questo?

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Fiumi, tetti, cittadelle

Poco fa ho pensato che volevo comprare un blazer, e che dovevo andare da H&M per comprare un blazer. Poco fa, però, ho perso il tram per un soffio, e ho pensato, non so perché, che volevo andare in Belgio.

Di me che ero in Belgio non sa niente nessuno. Racconto sempre a tutti di quando vivevo lì; racconto sempre a tutti che non mi piaceva. Però non so, è una cosa strana, perché lì, fisicamente, non è venuto a trovarmi nessuno che facesse parte della mia quotidianità o della mia vecchia vita. E lì, una volta partita, non sono mai tornata. Non sono mai tornata come ero prima.

Non so perché, ma certe volte ho come l’impressione di avere nostalgia di quel posto che ho odiato. Certe volte vorrei tornarci, anche solo per poter dire che ci sono stata davvero, che ha fatto parte del mio vissuto e non è stata una parentesi nel nulla che ha mandato in frantumi quello che c’era prima e dato un’impronta terribile a quello che c’era dopo. La Simona che era lì non esiste più e forse non l’ha conosciuta nessuno. Questa cosa mi fa paura.

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