Da una settimana a questa parte racconto più volte al giorno di aver studiato a Bolzano. Un professore mi ha fatto i complimenti perché “parlo benissimo l’italiano”. Gli ho confermato che sono italiana, ha sgranato tanto d’occhi e se ne è uscito con un “lei non è altoatesina e ha vissuto in Alto Adige?”. Sarebbe Italia, comunque. Lo ricordo anche ai signori di Uni-Assist che non volevano guardare la mia Bewerbung perché non mi ero laureata fuori dalla Germania. Che poi scusate, al massimo direi che Bolzano è Austria, che c’entra la Germania? Misteri.
E insomma, questa lunghissima premessa serviva per dire che una piccola parte di me è nata spiritualmente nella capanna del nonno di Heidi, con le caprette e la neve all’orizzonte.
La verità è che non ho mai sciato, ma gli scenari montani mi fanno impazzire.
Ci pensavo durante i miei ultimi giorni a Berlino, mentre nella mia mente rimbombavano le vocine dei sette figli del barone Von Trapp. Ora, so che dovrei vergognarmi a rivelare questo segreto, ma io da bambina ho guardato Tutti insieme appassionatamente un numero di volte che non voglio conteggiare. So tutte le canzoncine a memoria. Ho creduto per anni che Edelweiss fosse l’inno austriaco. La mia concezione massima di divertimento è vagare su un prato vestita di tende ricamate in verde.
E quindi, mentre mi preparavo ad andarmene, continuavo a immaginarmi a capo della fila di ‘sti sette disgraziati, intenta a salutare dall’alto di una scala mentre da sotto il popolo tedesco sventolava fazzoletti cantando “Good byyyyyeeee” con voce straziante.