Nel primo servizio di telegiornale che ricordo chiaramente, un gruppo di persone bruciava e calpestava la bandiera americana; suppongo fossero Iracheni, o una cosa così. Una parte di me era terrorizzata, l’altra pensava a quanto sarebbe stato divertente sfogare la rabbia in quel modo. Con il passare degli anni, in verità, il mio istinto di giovane piromane è andato scemando, lasciando il posto a un’anima da wannabe cinica sensibile che non sopporta la visione del nonno coi baffi che abbraccia la copia della coppa del mondo sul sei/sette a zero di Germania-Brasile.
Talvolta però, la gente si impegna più del solito e trasforma la mia bacheca di Facebook in un’autobotte di materiale altamente infiammabile. In quei giorni devo mettere i fiammiferi sotto chiave, fissare il pensiero sulla mia casa berlinese allagata (ah, giusto, la mia casa di Berlino a quanto pare si è allagata) e scacciare dalla mente l’immagine di me che fisso il mondo con la stessa faccia di Fred sommerso dai fischi durante Germania-Brasile.
E così si diventa tristi, si urla addosso a ignari passanti colpevoli di camminare troppo piano, si suona il clacson al povero neopatentato che non riesce a partire appena scatta il verde al semaforo, si ignora categoricamente il vecchietto cui si dovrebbe cedere il posto. Una cosa brutta, bruttissima, che potremmo facilmente evitare con un semplice e geniale espediente: i due minuti d’odio.