Cari amici vicini e lontani, finalmente è bluevedì! Siamo reduci da una di quelle strane settimane in cui la stampa italiana, in blocco, ha deciso di occuparsi solo di cose noiose. Blue disapprova con fierezza tutti i paginoni sulle statistiche, le mascherine, sullo stato di polizia, sui pranzi di Natale che rischiano di saltare.
Avevamo davvero bisogno di quarantasette articoli diversi per capire che agli amanti degli assembramenti, ormai, non restano che i mezzi pubblici, le fabbriche e le manifestazioni dei gilet arancioni? L’ Atac si vuole tenere i buchi nel bilancio, o qualcuno ha finalmente pensato di dotare un vagone della metro A di porte da calcetto e istituire un biglietto partita da 15 euro?
Perché abbiamo smesso di intervistare Toninelli e di pubblicare le lettere di Mattia Santori al PD? Possibile che per far intervenire Blue dobbiamo affidarci a Il Tempo e ai suoi esclusivi scoop internazionali?
Gli Stati Uniti, a quanto pare, non sono sul podio della classifica dei beoni: the Donald, per difendere il buon nome della patria, ci mostra che a un bravo americano non servono alcolici per fare scemenze. E alla ricerca di un glorioso, quanto improbabile piano B in caso di sconfitta, improvvisa un provino per Ballando con le stelle.
Fortuna che esistono luoghi in cui di coviddi non ce ne è per davvero: per far rosicare l’Occidente, Kim Jong un organizza una parata in pieno stile pre-pandemico.
Non capisco come Kim sia diventato tanto buono. Secondo me è andato in crisi quando ha scoperto che Chiara Appendino ha deciso di non candidarsi e di fare un passo a lato. E in uno slancio di umanità, deve aver provato a imitarla con un momento Elsa Fornero.
Tra i missili di Kim e i malefici virus, Gigino avrà pensato che stiamo tutti per morire. E così, un po’ dal nulla, ha deciso di sparare la dichiarazione a effetto per passare alla storia come un eroe (?).
“Ma allora vale tutto”, si sarà detto qualcuno a Torino.
Spero che Putin prema il pulsante rosso, ma con calma, per darci il tempo di scoprire chi saranno i candidati nella corsa a sindaco di Roma; e per permettere ai giornalisti del Fatto Quotidiano di andare a fare qualche altra colazione al bar.
E poiché la farsa genera mostri, il pre-gara si trasforma in una competizione all’ultima indiscrezione. Seguendo il format Infiltrato speciale, Il Foglio presenta domanda d’iscrizione alla corsa allo scoop, imbucando gente a una riunione Zoom del Movimento.
Chi avrà staccato la corrente di Paolona? Io voto per la lobby del balsamo, che in questo periodo, tra l’altro, non se la passa troppo bene. Uno dei suoi massimi esponenti, infatti, rischia di perdere per sempre l’accesso allo shampoo più professionale e costoso. 

Raffaele facciamoci scritturare per una pubblicità drammatica post-industriale, mostriamo al mondo le nostre chiome e facciamo i big money
La storia di Raffaele, in fondo, non può che farci riflettere sulle grandi questioni della giustizia italiana. Ne abbiamo il tempo? Ovviamente no. Anche perché in Veneto si sono già attrezzati per farci meditare su temi esistenziali ben più importanti. Per il ciclo “Abbiamo un filosofo tra noi“, vi presentiamo una perla che farà impallidire Bersani.
Non mi è chiaro se qualcuno creda che Salvini possa pensare a Hegel; in attesa di ricevere risposta da chi è abbonato a Repubblica e ha letto l’articolo per intero, distraiamoci con i vincitori del premio stampa locale non periodica della città di Foligno. (Se dobbiamo sequestrare lo striscione e l’autore è anonimo, chi viene imputato? Il direttore se è noto? L’editore? Lo stampatore? Gli sviluppatori di immuni? I dittatori sanitari? Lo stato d’emergenza?)
E io, ingenua, che me la prendevo con le grandi inchieste di Repubblica.
Hasta luego, lettori! Ci risentiamo tra qualche giorno (sperando che Giuseppi ci lasci parlare di cose serie).















