Rassegna stampa #5

Ben ritrovati, amici di Blue! Mentre cerco di sopravvivere al primo concorso della mia vita trovare una collocazione decente a questa rubrica facendo del sano stunting (?) per spiazzare la concorrenza (beccatevi un po’ di gergo tecnico), medito sull’opportunità di seguire il suggerimento del mio amico Leonardo e chiamare questo spazio Blue Monday.

Riuscirò a rispettare finalmente il mio antico proposito di pubblicare la nostra rassegna ogni lunedì? Come faccio a diventare una persona che mantiene i suoi impegni? Esiste una cura per la crisi da foglio bianco? A quando il lancio di un master tenuto da Andrea Scanzi per imparare a postare idiozie a raffica su argomenti a caso nove volte al giorno?

Niente, Blue ha sbadigliato e mi ha detto che vi sto annoiando. Basta convenevoli, le diamo subito la parola per ripercorrere insieme i grandi eventi di questi dieci giorni.

Ma la smetti di blaterare? Ma la vuoi mettere una mia foto o no? Che aspetti?

Dicevamo, nessuno ha ancora proposto a Scanzi un seminario su come riempire i social di opinioni non richieste. Per fortuna, però, TPI ha pensato di ingaggiare Dibba per una lezione su come si scrive un reportage internazionale.

Io sono a tanto così dal rinnovare dopo anni il mio abbonamento a Repubblica, solo per poter leggere questo articolo.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea. La povera collega e martire dell’informazione incaricata di documentare il grande evento era compresa o no tra i 25? L’hanno invitata per fare numero? Le hanno fatto pagare i 185 euro? Si è imbucata senza versare la quota, come Guia Soncini si imbucò alla prima riunione degli abbonati di Domani su Zoom? Se qualcuno è in possesso della versione integrale dell’articolo, o di un retroscena riguardo al processo che ne ha portato alla stesura, mi contatti con qualunque mezzo e avrà la mia eterna riconoscenza.

Ti senti più Hemingway o Pasolini? Io oggi un po’ Camus.

Ringalluzziti dallo spirito esterofilo del prode Alessandro, quest’oggi ci spostiamo addirittura oltreoceano per dare un’occhiata al dibattito tra i vice-presidenti, senza tralasciare Donald che torna a casa vivo e vegeto sostenendo che il suo contagio da Covid sia un dono divino. Che impatto sta avendo la scoppiettante campagna per le presidenziali americane sui giornalisti nostrani? Cosa ha colpito l’attenzione delle grandi testate italiane?

Repubblica, con spirito di servizio pubblico, ci ripesca addirittura un precedente: Obama che uccide la mosca in diretta TV.

Barack, vuoi sfidarmi ad ammazzare le mosche? Sai che ho vinto tre titoli mondiali?

Ma torniamo sul vecchio continente: mentre la stampa di regime prova a convincerci che il nostro presidente del consiglio sia un bell’uomo, Angela Merkel ci mostra finalmente la reazione che qualunque donna sana di mente dovrebbe avere di fronte all’apparizione di Giuseppi.

Su Libero, intanto, la redazione si attiva per lasciare a Conte un interessante spunto di riflessione.

 

Intendere cosa, di grazia?

Chi sa se Feltri si riferiva ai destini del PD, ormai pronto a valutare come un dongiovanni qualunque ogni sorta di alleanza. Mattia Santori non ci sta: molla l’intensa corrispondenza epistolare della scorsa settimana e – in diretta su La7- chiede il divorzio a Zingaretti. Zingaretti non regge alla notizia e inizia a delirare a colloquio col Corriere della Sera.

Mattia, guarda come lo hai ridotto. I panni sporchi, la prossima volta, lavateli a casa

Su La Stampa il povero Gigi non si rassegna ad aver perso per sempre l’amore della sua vita. Per una volta sto con Casaleggio che, basito, minaccia di trascinare tutti in tribunale. Le famiglie felici, d’altronde, si somigliano tutte; ogni famiglia infelice, invece, è infelice a modo suo. 

Insomma, mentre al governo volano gli stracci, l’opposizione cerca di convincerci di star vivendo un momento luna di miele. Giorgia va a sostenere Matteo a processo, l’avvocato di Matteo si becca una trave in testa, Silvio è finalmente negativo e può godersi il matrimonio del figlioletto (tanti auguri Luigi, scusa se negli ultimi anni ho passato mesi a guardare come investi: me lo imponevano, io non volevo, sono contenta se sei contento).

Spero che alle nozze ci fosse pure il senatore Razzi, ormai ballerino provetto, nonché ospite fisso degli intervistatori de “Il Tempo”.

Ah, la chiudiamo qui senza nemmeno citare Travaglio?

Niente, amici, questa settimana è andata così: ci auguriamo che nei prossimi giorni al Fatto Quotidiano si applichino di più, per una rassegna sempre più delirante. Ci aggiorniamo presto! E state a casa che sabato sfilano i no-mask.

Un pensiero su “Rassegna stampa #5

  1. Ho letto per intero l’articolo del martire dell’informazione (è un martire, non una martire e ha il curioso nome di Concetto Vecchio), ma non si capisce se abbia dovuto sborsare i 185 euro, o se almeno glieli abbia rimborsati il datore di lavoro. In effetti bisognerebbe essere pagati per sorbirsi una lezione in cui Dibba fa dell’autobiografia spacciandola per lezione di giornalismo. Contenti i clienti…

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