(Torneremo mai a una programmazione normale? Credo di sì, ma per ora Blue mi ha convinta di avere più cose da dire di me).
Buon martedì amici! Sì, lo so, noi usciamo il lunedì, ma questa settimana era essenziale rispettare il silenzio elettorale attendere il commento dei giornaloni (semicit) a queste sfavillanti operazioni di voto.
Non ce ne siamo pentite. Dopo mesi di prime pagine sui virus ci svegliamo finalmente in un paese rinnovato, che torna a parlare dei temi che contano: abbiamo vinto? Abbiamo perso? Abbiamo pareggiato? Che fine farà la giunta di Chiara Appendino?
In attesa di trovare risposte a questi interrogativi, ci distraiamo con la classifica dei titoli di apertura. Anni di storia buttati alle ortiche: Libero e Il Giornale perdono occasione di salire sul podio, sparandosi un sobrissimo: “Mattarella sciogli le camere!”. Niente a che vedere con Il Tempo, dominatore assoluto di questa giornata di campionato, secondo – forse – solo al Fatto Quotidiano, che lancia una grafica tra le più brutte di sempre.
Terzo posto a una new entry assoluta del panorama mediatico italiano. Gigino di Maio sconfisse la povertà. Dalle colonne di “Domani” Stefano Feltri sconfigge il populismo.
A questo punto, direttore, le chiedo: le inchieste sui soldi della Lega sono antipolitica o cose serie? Che ci facciamo, le buttiamo nell’umido? (Chiedo per una serie di amici).
Medaglia di legno a Repubblica, con Molinari che prova a copiare la pappardella sul populismo, un delirio su Conte “socio forte”, due foto discutibili e una simpatica barzelletta: il Pd ha fermato Salvini.
Il Corriere, intanto, decide (giustamente) di punire coloro che hanno votato sì, mostrandoci in homepage un Ministro degli Esteri più in forma che mai. Qui lo vediamo col suo amico Toninelli (il mio esponente Cinque Stelle del cuore), intento a salutare Costacurta che votava no “per non vedere le loro facce felici”.
(Qualcuno ha già detto “la sinistra riparta da Costacurta”, immagino).
Povero Gigi, si merita un po’ di gioia: la scorsa settimana lo hanno trattato proprio male. Prima gli hanno tirato un gavettone (solo un po’ di spavento e un vestito bagnato), poi quei cattivoni del Giornale se la sono presa con lui perché gira in auto blu.
Come se girare con la scorta fosse un’operazione a rischio zero.
Per dimostrare quali orrendi incidenti possano accadere, il Fatto Quotidiano ci propina un articolo pieno di pathos; evidentemente Giuseppi non l’ha letto, perché sprezzante del pericolo, ha usato la scorta per “percorrere 250 metri” e andarsene all’Ikea a comprare la cameretta per il figlio.
Un presidente cabarettista, ma sempre in giacca e cravatta. Dovrebbe prendere esempio Zingaretti, che va al seggio sciattissimo e si fa riprendere da un maestro di bon ton su Libero.
Secondo il povero Zinga me si è solo emozionato alla vista di questa tenera famigliola di cinghiali (prontamente usata dal suo partito per dare addosso alla povera Virginia).
Scusi, lei spaccia?
Vi ricordate il carabiniere che aiutò Salvini a trovare il citofono? Pare sia stato sanzionato. Tutto bene quel che finisce bene: talvolta le cattive azioni vengono sventate e pure i ricchi possono piangere.

Ciao Suarez! Vuoi il mio passaporto italiano?
(Ma chiudiamo con un contenuto esclusivo: per chi se lo stesse chiedendo vi informo che sì, Blue ha preteso di valutare la novità editoriale della settimana e mi ha fatto comprare Domani. Temo non abbia letto nemmeno la prima pagina).
Buona serata amici, ci aggiorniamo lunedì!











