Qualche settimana fa una ragazza che vive nel condominio in cui sono cresciuta, e in cui abitano ancora i miei, si è sposata. Un paio di sere prima del matrimonio il suo oramai marito le ha organizzato una serenata. Mentre tutto il vicinato cantava discutibili canzoni di Eros Ramazzotti, ho capito che quando dici al mondo che ti sposi succedono cose davvero bellissime.
Può accadere che le tue amiche ti portino a Berlino dopo aver spergiurato per mesi che sareste andate a Scalea. Persone che non senti da una vita ti mandano messaggi carini (questo dipende in gran parte da mia madre, che non perde occasione di dare la notizia a chiunque incontri per strada). I tuoi colleghi ti organizzano gli aperitivi a sorpresa. C’è gente che fa piccoli regali inaspettati, c’è chi affronta viaggi chilometrici solo per poterti stare accanto.
Avverti, in generale, una certa partecipazione popolare al tutto: non mi era mai accaduto, finora, di sentire “la società” intorno a me prepararsi così tanto a un evento che mi riguarda. Mi sembra di essere circondata d’amore a ogni livello.
Proprio ieri, mentre sistemavo i miei 4000 chili di vestiti (ho regalato qualcosa come nove sacchi neri di abiti negli ultimi due mesi, ma ho ancora 4000 chili di vestiti e nessuna idea su cosa indossare al mattino) nella mia casetta nuova, ho realizzato quanto mi senta perfettamente felice. Il pensiero di tutto quello che accadrà tra qualche giorno mi proietta in un’atmosfera magica.
Sposarsi è bellissimo. Organizzare un matrimonio, però, è un incubo in piena regola.
Anche se non sono stata a ossessionarmi per i preparativi. Anche se mi sento tranquilla (e le bomboniere non sono pronte, non ho un “outfit per farmi le foto mentre mi truccano”- scusa Elena, scusa mamma- non ho finito i coni del riso, sono ammalata). Sono riuscita a non diventare (troppo) pazza, ma spesso penso che vorrei tanto arrivare al 7 ottobre per poter smettere di trattare dettagli insignificanti come se fossero questioni di stato.
Il matrimonio è l’unico dipartimento della vita in cui la donna è considerata da chiunque il mega direttore galattico. Io non ho mai avuto una board “Bride” su Pinterest, non noto i fiori alle nozze altrui, non sono so nulla di arredamenti, sono un’indecisa cronica. Visualizzatemi mentre tento di rispondere a una cascata di domande assurde.
Quando vivevo a Perugia e guardavo “Quattro matrimoni USA” su Real Time, seduta sul divano verde con la mia ex coinquilina Elisa, deridevo tutte le concorrenti pensando che mai nella vita avrei perso tempo con certe futilità. Scusate amiche bionde dell’Alabama profonda che convolate a nozze a 23 anni con uno stuolo di damigelle, siate clementi quando vedrete passare il mio cadavere nel fiume.
Perché fino allo scorso dicembre io non sapevo. Non sapevo che fornitori sono cattivi, che basta dire “matrimonio” per far volare i prezzi. (“Se devi fare la prova abito abbiamo questi splendidi slip da sposa a 33 euro”. “Ma sono mutande color carne senza cuciture”. “No, sono slip da sposa invisibili taglio laser che spariscono sotto qualunque vestito!1!1!”).
Non sapevo di avere delle belle clavicole (tizia atelier), le falangi lunghe (orafo), i polsi graziosi e sottili (sarta atelier). Non sapevo che si potessero fare dei prezzi “iva esclusa”, non sapevo che si dovessero “vestire” le sedie, che una tovaglia potesse “cadere” in tanti modi diversi. Non sapevo cosa fosse una “torta spatolata”, una “passatoia”, un “save the date” (questo forse non lo so nemmeno ora). Annuisco come una scema davanti alla fioraia perché io al massimo so come è fatta una rosa, una margherita, un’orchidea, forse un girasole, ma le dalie le devo googlare di nascosto per non sembrare troppo impreparata.
Pensavo che almeno scegliere le fedi fosse una cosa facile (tié, qual è la tua misura? Beccati una fede) e invece no, non è solo un anello d’oro, ci sono 74 modelli pure di quella. Che all’inizio ti sembrano tutti uguali poi li inizi a provare e ti chiedi: “Ma è meglio un grammo in più o in meno?”, “Ma è sottile abbastanza?”, “Questa è più comoda, la sentite?” “Oddio, forse sì”. O forse no, chi può saperlo.
Io sottovalutavo questa fase, ma ho imparato tanto. Ho capito che quando i miei colleghi sosterranno che “questo politico e questo mafioso si conoscono, uno era al matrimonio dell’altro”, dovrò per lo meno dare il beneficio del dubbio al povero politico, perché magari pure lui, a 14 giorni dalle nozze, ha scoperto che i genitori avevano invitato 34 persone sconosciute a sua insaputa.
Ho scoperto che Papeete non è la discoteca dove va Salvini, ma un posto bellissimo in Polinesia dove puoi risposarti in luna di miele. Ho guadagnato un feed di Youtube in cui si alternano spezzoni di Boris, filmini di sconosciute che danno il braccio al padre passeggiando verso l’altare, canti di chiesa, gli Who, i fascisti e i pro-life americani (questi li cerco per lavoro). Ho sperimentato il fai da te e scritto 500 volte Simona e Francesco 5 ottobre come facevo in prima elementare su bigliettini minuscoli che mia madre deve distribuire a persone di cui ignoro l’esistenza. Adesso so (e prima o poi vi spiegherò perché) che Santa Aquila è la protettrice della SS Lazio.
Ogni volta che mi viene una paranoia non la butto più su Google: la cerco sul forum di matrimonio.com. E scopro che centinaia di tizie in tutto lo stivale hanno fatto i miei stessi pensieri, elaborando teorie del complotto ancora più complesse delle mie e dipingendo scenari che mi gettano nello sconforto. (Ci sono 47 topic su “come faccio ad andare in bagno con l’abito da sposa”, ben 60 su “mia suocera vuole vestirsi di bianco”).
Poiché oggi, come dicevo poc’anzi, ero ammalata e incline ai pensieri bui, ho avuto la brillante idea di googlare il modello del mio abito da sposa per vederlo indosso a una donna normale che non fosse la tizia del servizio fotografico (1 metro e 90 per 50 chili, come dice la didascalia). Mentre vagavo tra i meandri del web, chiedendomi come facessero all’estero senza matrimonio.com, mi sono accorta all’improvviso di una cosa che non so come ho fatto a non notare prima. matrimonio.com è una multinazionale (uno uno uno). Ha tante versioni del sito, per le varie nazioni, tutte con la loro iconografia. Io sono senza parole!
Gli sposini francesi di mariages.net, come nei migliori cliché, sono chic e leggiadri (lei ha la corona di margherite dei miei sogni tra i capelli). I canadesi di weddingwire.ca sono sobri, un po’ più maturi, teneri senza esagerare. Gli inglesi di weddingwire.uk ereditano dai sovrani una faccia un po’ da cavallo e si circondano di una pioggia di petali. Gli Stati Uniti, grosso diludendo, hanno copiato il Canada e non hanno neanche l’ombra di una damigella vestita di fucsia.
Su bodas.net si vola coi toni del rosa e una sposa bionda (in Spagna? Ma dove?) e l’abito con gli strass. I sudamericani sono più calorosi: l’abbraccio tra gli sposi argentini di casamentos.com.ar è incredibile, la gente tira i coriandoli. Quelli di casamentos.com.br limonano. Lui sembra il ballerino sudamericano tipo di Amici di Maria de Filippi. Gli uruguaiani, poi, battano tutti: la gente ride sguaiata su casamiento.com.uy, le damigelle scagliano cose per aria. I peruviani so bruttarelli e un po’ in carne.
Quelli di casamentos.pt sono i miei preferiti. Stravolti, stanno palesemente maledicendo l’ennesimo extra della location, lei ha un tatuaggio in bella vista. Tanti cuori per la scena Bollywood di weddingwire.in. E noi? Noi tra Enzo e Carla e il boss delle cerimonie ci siamo buttati sulla prima opzione: matrimonio in Toscana, modelli belli come il sole, sole che li bacia perché belli, infinita noncuranza del fatto che il 50 per cento degli sposalizi finiscano con la spaghettata di mezzanotte nel migliore dei casi (a volte con pasta e fagioli).
E se ve lo state chiedendo no, non ho trovato spose normali col mio abito. Però so che in Messico (homepage con scena di matrimonio da “Casa de las Flores” su Netflix/da expat siciliani in Sud America) vanno di moda gli allestimenti con la Hierba de la Pampa. Dopo chiedo alla fioraia se me la fa arrivare.
(Ero ispirata e vi ho pure fatto la gallery!)
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