O si vive, o si scrive, dicono. Io ultimamente ho vissuto un sacco. Ho attraversato Berlino a piedi da un capo all’altro della città, di notte, in infradito, brillamente felice (brillamente nel senso di brilla, e si, la metà delle mie storie berlinesi iniziano con una birra e finiscono con me che faccio percorsi improponibili a piedi). Ho scoperto che anche nella grande Germania rubano i computer, e che quando lo fanno, lo fanno in grande stile, e si portano via quelli di un’azienda intera. Ho scoperto che nemmeno ce li hanno dei sistemi di allarme decenti qui.
Ci sono stati quasi trenta gradi, e i tedeschi hanno deciso che per lavorare faceva troppo caldo, e che si usciva prima. Ho visto tedeschi andare in ufficio in giacca e cravatta, ma a piedi nudi. Quelli che lavorano con me non lo fanno; loro vengono direttamente in costume.
Ho ipotizzato che i tipi che vivono sopra di me siano dei carcerieri, perché neanche con il caldo lasciano che i loro bambini giochino in un parco (meglio far rotolare biglie sul pavimento di casa, di domenica mattina); ho capito che è una fortuna che la Germania non sia una zona sismica, perché il mio palazzo trema a dismisura per una semplice lavatrice (o per una S-bahn che passa).
La grande ragnatela del trasporto pubblico berlinese è efficientissima, ma non è mai completa; lo sapevo già e non me lo ricordavo. Tornateci voi di sabato sera/mattina a casa, quando bloccano la Ring.
Ho riscoperto il mio amore per i treni, percorrendo nel giro di tre giorni le tappe Roma-Bolzano, Bolzano-Berlino. Ho letto che ora Trenitalia fa un servizio di spedizione bagagli insieme con GLS, e mi sono immaginata a svincolare valigie e beauty case (scusandomi per il ritardo). Mi sono ricordata di quando a Trento mi rubarono un computer (ancora!) sul treno, e il controllore mi disse che forse me lo avevano preso “gli zingari a Roma o a Firenze”.
Ho festeggiato il mio compleanno con un pic nic in un parco. Sto tentando di capire come si raggiungono a piedi tutte le zone di Berlino, perché mi piace immaginarla come una città tutta unita, e non come varie isolette staccate. Calpestarne la terra mi aiuta a capire che ci sono. Prossima destinazione Wannsee (ma anche no!).
Ho conosciuto tantissime splendide persone, ho capito che mi mancano i miei amici, e mi sono sentita orgogliosa e commossa quando ci siamo rivisti tutti per la laurea di Martina, come una sola grande famiglia unita e cosmopolita.
Ho deciso che voglio restare ancora tanto qui a Berlino, e che al momento ho bisogno di mettere un po’ di radici. Ora arriva il bello: devo cercare casa!
Ho fatto così tante cose che non so più scegliere quali sarebbe il caso di raccontare. Voglio continuare a farle, voglio riprendere a coltivare tutti i miei interessi che sto abbandonando per pigrizia o mancanza di tempo; ho grandi progetti, per me. Almeno stavolta. Sono felice, ho crisi passeggere che spariscono in fretta. Gira tutto così velocemente. Gira tutto così come dovrebbe girare.

Avido do piccoli morsi a questi bozzetti e mi piace passare da una cosa all’altra e vedere una persona che germoglia cercando al contempo di radicarsi, che si espande, tocca, fa esperienza eppure sa cogliere le distanze, fisiche e spirituali, comprendendo che però esse, in fondo forse non sono che estremità di una enorme maglia che comprende le persone e le loro storie. Lingue e città diverse. Da partenope a Roma a Bolzano a Berlino a Perugia in un ordine che per me può anche essere sparso, inverso o casuale, in un turbinio di suggestioni che portano ad apprezzare la luce sui comignoli, le prospettive degli angoli contrastati tra ombra e luce davanti ad un cielo azzurro. molto piacevole.